Non a torto John Stott sosteneva nel suo magistrale libro: “La croce di Gesù Cristo”, che la civiltà occidentale è contraddistinta dalla croce. Troviamo il simbolo della croce un po’ dappertutto e, nonostante la sua origine evangelica, il significato rischia di perdersi.
Originariamente la croce era considerata strumento di tortura e di offesa contro i peggiori criminali; col tempo è diventato un simbolo sì di sofferenza, ma anche di salvezza. Non penso che appendendo delle croci nelle chiese si vogliano suscitare emozioni tristi e dolorose, o che appendendosi una croce al collo qualcuno stia pensando di essere un condannato a morte… La ricostruzione di tutti questi sensi potrebbe portare anche a quei significati, ma quando sbandieriamo le croci quasi a simbolo di libertà o di identità non intendiamo quello.
È interessante osservare che nel Nuovo Testamento, sia nei racconti evangelici, che nelle spiegazioni delle lettere, troviamo diversi testi che ci parlano della croce. Talvolta illustrano lo stesso significato di questo importante concetto, ma altre volte dicono cose leggermente diverse che rischiamo di identificare.
Vorrei proporre tre passi intorno alla croce che aprono tre prospettive non certo opposte, ma che ci insegnano aspetti diversi della croce.
1. Prendere la propria croce. Luca 9: 23 – 27
23 Diceva poi a tutti: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. 24 Perché chi vorrà salvare la sua vita la perderà, ma chi avrà perduto la propria vita per causa mia la salverà. 25 Infatti, che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina se stesso? 26 Perché se uno ha vergogna di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria sua e del Padre e dei santi angeli. 27 Ora io vi dico in verità che alcuni di quelli che sono qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbiano visto il regno di Dio».
Il passo è presente in tutti e tre i vangeli sinottici, e scelgo quello di Luca perché aggiunge un piccolo elemento utile, “ogni giorno”. Viene enunciato dopo la confessione di Pietro che Gesù è il messia e prima della trasfigurazione. Sono passi a cui diamo sempre una spiegazione intuitiva ma che ci obbligano a cercarne di continuo il significando, chiedendoci, cosa siano e dove siano le croci che dobbiamo portare.
Cerchiamo prima la lettera del testo: Gesù ha annunciato di dover morire, e sappiamo che morirà in croce. Parla di un desiderio umano di salvare la propria vita, di guadagnare il mondo, di vergognarsi delle parole di Gesù dicendo che sono cose pericolose che fanno perdere la vita. Per guadagnare la vera vita si deve invece:
rinunciare a sé stessi, prendere la croce, seguire Gesù.
Molto chiaro e semplice, ma troppo ricco di implicazioni per essere capito completamente. Potremmo allora vedere quale sono alcune delle interpretazioni più frequenti che potremmo dare.
a) RASSEGNATA. Alcuni intendono la croce come un tormento che ci capita di subire. Una malattia. Una situazione familiare critica e triste ma che va accettata. Un lavoro che non ci piace per niente. Una chiesa in cui ci troviamo male. La lista si può allungare, ma il senso è che la croce sarebbe un qualcosa che ci fa soffrire, e dobbiamo rinunciare a fare valere il nostro desiderio di stare bene e accettare. Punto.
Certo, questi esempi potrebbero essere validi in certe circostanze, ma credo che non ci facciano cogliere il senso profondo del prendere la croce. Ci costringano solo alla RASSEGNAZIONE.
b) EROICA. Prendere la croce significa morire al posto di altri, diventando un eroe nazionale che combatte per una cerca causa. Possibile e sicuramente encomiabile, ma va tenuto conto che non siamo tutti eroi, e che questo non è possibile farlo ogni giorno… Quindi c’è qualcosa in più.
c) REALISTICA. Per i primi credenti il senso più ovvio significava essere pronti a morire pur di seguire l’insegnamento di Gesù. Per noi: prendere la propria croce significa rinunciare a impostare la vita con progetti, metodi, relazioni scelti solo e soltanto dai miei desideri e i miei criteri individuali, e scegliere invece di sacrificarli per seguire i progetti, metodi e relazioni raccomandati da Gesù. Questo può significare sacrificarsi per gli altri, metterli al primo posto, e anche soffrire perché non è affatto detto che queste scelte siano pacifiche e non urtino nessuno. Ma concetto centrale è quello di lasciare da parte il proprio IO per fare spazio a Gesù.
Oltre l’esempio palese della PERSECUZIONE di molti credenti, facciamo qualche altro esempio alla nostra portata:
- Ci vediamo tutti a trovare in situazioni da cui vorremmo sfuggire. Per molte crisi matrimoniali esiste una fuga molto facile, si chiama rottura, divorzio e troppo spesso diventa l’opzione più veloce. Prendere la croce significa valutare quanto la cura del mio interesse personale, il mio benessere psicofisico, la mia pace interiore possano andare avanti al comandamento: l’uomo non separi quello che Dio ha unito. Ci sono certamente casi estremi di violenza, tossicità, tradimento e manipolazione in cui il divorzio può essere l’unica soluzione. Non vanno però eretti a regola e che resino un’eccezione, rispetto alla forza di portare una croce…
- Ci sono persone che sul posto di lavoro si sono trovate davanti all’esigenza di scendere a compromessi. Cosa fare se non accettare il compromesso comporta la perdita del posto di lavoro? In questo caso prendere la croce significa proprio essere pronto a perderlo, magari dopo i dovuti sforzi e spiegazioni. Sono casi estremi, ma spiegano bene l’esempio
Capisco però che questi esempi spaventino, esattamente come chi ascoltò Gesù dire quelle parole non deve essere andato via edificato. Gesù infatti le disse prima di morire e chi ascoltava non aveva chiaro che sarebbe morto in croce, e poi risorto. Quindi un simile discorso non poteva che spaventare, come ci spaventa questo. Dobbiamo allora fare un passo avanti, prendono un altro passo che parla sempre della croce.
2. Unirsi alla croce. Romani 6: 6 – 8
Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato, e noi non serviamo più al peccato; 7 infatti colui che è morto è libero dal peccato. 8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10 Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio. 11 Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù.
Abbiamo sempre qui un’immagine della croce, che riguarda anche noi, ma il rapporto è completamente diverso: non siamo noi a dover prendere la croce, ma siamo noi ad essere uniti alla croce. La nostra vita naturale, di esseri umani partoriti e formati in una cerca cultura e mentalità, con una serie di caratteristiche e abitudini più o meno sane più o meno sbagliate e peccaminose è stato crocifisso! C’è una dichiarazione di morte di quella vecchia vita che non ha più potere su chi si è unito a Cristo sulla croce perché quell’uomo che pure agisce ancora, si manifesta ancora, non ha più il potere che aveva prima. Perde forza e giuridicamente non c’è più, non è più continuo oggetto di condanna. Perché la morte di Gesù ha vinto il peccato! Ha annullato i suoi effetti devastanti, cioè la morte spirituale. Ha permesso una resurrezione ad una nuova vita in Gesù e questa vita cresce e nessuno la può fermare.
Tornando al passo di prima, vediamo che quell’IO esigente, padrone del “vecchio uomo”, che vuole imporsi con i suoi desideri e voglie, è stato spodestato, depotenziato, ucciso. Dobbiamo prendere atto di questa realtà!
Paolo usa allora una bellissima espressione: FATE CONTO. Fare conto significa fare lo sforzo di immaginare che il mondo è diverso da come ce lo raffiguriamo. Ci immaginiamo come persone succubi della forza esterna del peccato. Molti dicono: non ci posso fare niente, quando perdo la pazienza scatto… è il mio carattere. Oppure: non riesco a perdere un certo vizio. O ancora: non sopporto più i miei colleghi, è più forte di me… I miei coinquilini… i membri della mia chiesa!!! è anche vero che se ad esempio qualcuno ha vissuto per anni come dipendente da una droga ci mette un po’ a riabituarsi ad una vita normale dopo essere stato disintossicato.
Ci sembra che una forza esterna più grande di noi agisca su di noi costringendoci ad agire male. Paolo ci dice: FATE CONTO. Significa immaginare che c’è una forza assolutamente contraria, molto più grande di noi e delle forze a noi avverse che le ha vinte! Significa pensare a se stessi in posizione passiva e vittoriosa. Dovremmo proprio prendere del tempo a meditare sull’immagine di noi stessi morti all’obbedienza a quelle forze, e risuscitati in una nuova potenza.
Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti, ma di cercare l’immagine autentica che ci rappresenta come inchiodati alla croce e sollevati da lei. Dobbiamo solo prendere in mano ciò che Gesù a preparato per noi! Un serbatoio di forza infinita per vincere e vivere!
Allora troveremo la forza di dire che possiamo anche prendere la croce. Se mi sono unito alla croce di Gesù che è la sua croce, posso prendere la mia croce! Gesù non ha detto prendete la MIA croce, cosa impossibile all’uomo, ma la tua. Ma la nostra croce la possiamo prendere solo se siamo uniti alla sua, da cui traiamo tutta la forza possibile.
3. Crocifiggere la carne con la sua passione e desideri. Galati 5: 24
24 Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri.
Dicevo all’inizio che a volte confondiamo diversi passi che riguardano la croce. Questo passo sembra simile, perché parla ancora di noi e della croce, ma le sfumature qui sono sostanziali: qui non siamo inchiodati e non prendiamo nessuna croce. Qui siamo diventati soggetti attivi che hanno crocifisso la carne, con le sue passioni e desideri. Questa volta siamo noi a dover fare qualcosa. Si immagina troppo spesso la fede come qualcosa di passivo. Probabilmente il fatto che insistiamo spesso sull’opera di Cristo, sul fatto che non dobbiamo aggiungere niente, che non possiamo procurarci la salvezza, ci portano ad una sorta di quietismo per cui non rimane molto spazio per il soggetto responsabile.
Al contrario, questo passo ci impone una riflessione: se Gesù ha già fatto tutto, se siamo stati passivamente crocifissi con Cristo, allora anche noi dobbiamo fare qualcosa! Anche noi dobbiamo agire, alzare una mano, prendere un chiodo e inchiodare desideri sbagliati e passioni peccaminose! Non è vero che non c’è spazio per la volontà, per la responsabilità e per l’azione! Se Dio ha aperto la porta, ha sgombrato il campo bisogna attivarsi! Non si tratta di carattere, di energia, di forza, si tratta di consumare le energie prodotte dal buon cibo spirituale!
Facciamo qualche esempio di inchiodamento di passioni sulla croce.
- RELAZIONI. Le relazioni fra esseri umani non sono sempre facili e più sono vicine e strette più si rischia il litigio, la tensione e lo scontro. Immagino che diversi di noi possano avere presente almeno un litigio, uno scontro o una frizione avvenuta in famiglia, sul lavoro o nel proprio palazzo. La mia passione è coltivarmi la certezza di aver ragione, di essere stato offeso, e di limitarmi a tacere. La devo crocifiggere. Come facendo il primo passo verso l’altro. Crocifiggo la mia voglia di avere ragione per andare verso l’altro.
- PORNOGRAFIA. Pare che moltissimi uomini credenti e non siano vittime della pornografia. La sua pervadenza è indiscutibile e il mondo della rete consente una diffusione capillare, accessibile e gratuita… C’è chi ne rimane vittima e non sa come uscire. Ricordiamoci che quell’uomo è stato crocifisso… Facciamo un secondo passo, inchiodando il computer/telefono sulla croce… Come? Nelle impostazioni mettiamo filtri alti quando siamo a mente fredda. E preghiamo prima di entrare in contatto con un computer o telefono, se sentiamo di essere legati o dipendenti
- PIGRIZIA: C’è anche un altro problema enorme spesso visibile nelle chiese: ci costruiamo una comfort zone in cui diamo il minimo indispensabile perché siamo troppo occupati da una serie di attività lavorative, ludiche, o altro. Ci sono altre persone che possono fare al posto mio, e poi c’è anche il pastore! Inchiodiamo questa pigrizia sulla croce, (che è il desiderio di soddisfare miei bisogni) prendendoci un semplice impegno. Qualunque esso sia. Che si possa contare su di noi immancabilmente.
Se vogliamo altri esempi basta dare un’occhiata alla lista che Paolo fa in Galati qualche verso sopra!
Ma non vogliamo insistere sui peccati, su cosa sono e quanti sono! Paolo stesso dice che sono manifesti… Voglia insistere sulla POTENZA della croce. Se inizialmente ho separato ora posso riunire: possiamo veramente prendere la nostra croce, se ci uniamo alla croce. Potremmo poi crocifiggere i nostri desideri sulla croce.